Contributo 07-07-2008

Stimoli, creatività e rigore per una fotografia moderna

di Maurizio G. De Bonis


L’ambiente della fotografia italiana è contraddistinto da un’attività, spesso non ben segnalata e razionale, in discreta evoluzione. Certo, i problemi sono innumerevoli, e in qualche caso insormontabili, ma avverto da qualche anno un desiderio crescente di alimentare culturalmente un sistema-fotografia che è palesemente indietro rispetto al movimento complessivo europeo. La questione centrale è la mentalità prudente (troppo) e conservativa che è ancora dominante nel nostro paese. Così, festival, letture di portfolio, mostre, iniziative culturali, workshop rischiano di essere eventi bloccati dalla paura frustrante del nuovo nonché da una voglia di tradizione e di certezze che, oltretutto, in Italia non sono rintracciabili.

Ebbene, tali problematiche non le ho riscontrate nel recente workshop tenuto vicino Prato da Claudia Romiti.

L’impostazione concettuale del workshop, al quale ho partecipato cercando di dare il mio modesto contributo, mi  è sembrata libera da preconcetti, e soprattutto caratterizzata da un impegno fattivo che raramente ho rintracciato in altre iniziative di questo genere. Puntualità, rigore didattico, apertura verso punti di vista diversi, tensione verso una motivazione creativa in ambito intellettuale prima che puramente realizzativo.

Lo spirito con il quale Claudia Romiti ha condotto questo lavoro ha dato nella sua ultima edizione dei risultati sorprendenti. I partecipanti al workshop pungolati, guidati con solerzia, arricchiti da un confronto serrato, hanno prodotto in pochissimo tempo dei lavori che hanno consentito di delineare linee espressive interessanti, forse a loro sconosciute prima dell’incontro con Claudia Romiti.

Spero vivamente che questa esperienza possa ripetersi e che l’impronta didattica voluta da Claudia Romiti, fondamentale per gli allievi dell’edizione 2008, trovi ancora modo di essere applicata in prossime iniziative di questo tipo.

Aggiungo, per quel che mi riguarda (in qualità di critico/curatore), come sia stato molto utile il confronto con l’ideatrice/responsabile del workshop e con gli allievi, nella consapevolezza che questi incontri di studio siano salutari non solo per chi pratica la fotografia ma anche per chi la insegna, la studia e la critica.

L’ebbrezza della Libertà Espressiva

di Silvano Bicocchi

.... Abbiamo già verificato, in due edizioni, che si può giungere a provare l’ebbrezza della libertà espressiva.

La conduttrice che è fotografa professionista, ha conseguito le conoscenze necessarie per guidare questo delicato processo di maturazione con l’aver vissuto sulla propria pelle questo complesso percorso.

Pertanto ella si avvale sia di una preparazione teorica e sia di una esperienza pratica che le consentono di conoscere i meccanismi psicologici che sono alla base di questa elaborazione interiore.

Viene pertanto offerta l’opportunità di iniziare un nuovo rapporto con la fotografia che può essere compiuto in ogni stagione della vita, infatti le età dei partecipanti ai precedenti corsi sono state dai venti ai sessant’anni.  Abbiamo notato che la condivisione dell’esperienza tra diverse generazioni accresce il risultato anche in termini di maturazione umana. In pratica lo workshop si propone di far realizzare ad ognuno dei corsisti, nei pochi giorni a disposizione, un’opera che abbia autentica profondità espressiva, cioè che sia rappresentazione dell’avvio di un modo personale di comunicare attraverso la fotografia. E’ proprio nell’urgenza di realizzare questo lavoro che vengono messi in crisi in ognuno dei partecipanti i blocchi psicologici del proprio meccanismo espressivo.

Il condividere questa difficoltà con gli altri sarà uno stimolo per liberarsi da falsi miti e trovare inaspettatamente quella creatività personale che ciascuno sentiva di avere dentro ma che ancora non aveva conosciuto......


.....A conclusione dell’attività l’ultima giornata viene dedicata all’analisi del percorso fotografico di ogni partecipante. Un esperto FIAF incontra ogni corsista e analizzando una trentina di sue fotografie, scelte tra le prime scattate fino

alle ultime realizzate nella propria vita, delinea la sua identità artistica. Dall’analisi il corsista prende consapevolezza dei punti forti e di quelli deboli che hanno caratterizzato il suo linguaggio fotografico fino a quel giorno. Ciò permette all’esperto di formulare delle ipotesi di evoluzione del fotografare per ognuno dei partecipanti al corso.

La vera conclusione dei lavori sarà nella serata quando, dopo una cena conviviale, si guarderanno le opere realizzate nei pochi giorni del corso.


Ho avuto l’onore di seguire le prime due edizioni di questo workshop atipico e sono rimasto molto colpito dai risultati conseguiti dai fotografi. Avendo conosciuto di ognuno cosa aveva realizzato fino a quel giorno, l’opera conclusiva ha presentato in tutti una evidente discontinuità in crescita nella capacità di progetto di un opera fotografica e nel raggiungere profondità di contenuti. Ognuno dei corsisti si è espresso con tematiche e stili radicalmente diversi l’uno dagli altri. E’ questo il segno del successo dell’attività e del serio lavoro di Claudia Romiti che in pochi giorni è riuscita a far provare loro l’ebbrezza della libertà espressiva. Evidentemente non può essere altro che l’inizio di un nuovo percorso del proprio linguaggio fotografico che ogni corsista potrà condurre avanti oppure no in base alle proprie aspirazioni.

Certamente gli resterà fortemente impressa nella memoria questa bellissima esperienza di libertà e creatività.


L’intero articolo di Silvano Bicocchi è Pubblicato su RIFLESSIONI n09, facendo richiesta al Centro

Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena.

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